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São Paulo, 15 Setembro 2019 - 12:03 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Settembre 2019 - 15:03
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LE ALLUCINAZIONI DI BATTISTI SULLA GUERRA CIVILE
 
 
 
 

È difficile considerare Cesare Battisti davvero pentito. Le sue parole continuano a descrivere una realtà lontana, come se per lui nulla sia cambiato rispetto a quegli anni in cui le sue armi lasciarono vittime sul terreno. Eppure nega ogni addebito e parla di una presunta guerra civile che sconvolgeva l’Italia. E lo fa affidandosi a un copione abusato e ormai in disuso, abbandonato anche dalla sinistra più estrema.

«Non siamo stati noi i primi a prendere le armi, sono stati i regimi, gli Stati, che hanno iniziato a usare le armi e a uccidere. Il movimento rivoluzionario ha accettato la provocazione e ha risposto con le armi»: così l’ex leader dei Proletari armati per il comunismo cerca di archiviare una parentesi di sangue che ha avuto il serio contributo della sua formazione e della sua persona. Ma, si sa, le teorie del complotto dei grandi disegni e giochi internazionali hanno ora un fascino momentaneo, durano un attimo perché la gente chiede certezze. E l’unica certezza disponibile è quella di una corte che lo ha riconosciuto colpevole di omicidio.

Battisti, però, sembra non perdere il vizio di evocare scenari tesi a confondere e, spalleggiato dalla Folha di San Paolo del Brasile, fa intendere di essere in pericolo perché gruppi paramilitari della destra brasiliana potrebbero voler approfittare del suo stato libero per colpirlo. Descrivendo, così, ancora un mondo diviso in blocchi, in cui la grande internazionale della rivoluzione avesse alle calcagna la Cia e i gruppi di sostegno a governi anticomunisti.

È quindi difficile leggere nelle sue parole un convinto rammarico. Nessuna parola di dialogo con l’avversario immaginario, ammesso che qualcuno dall’altra parte lo voglia davvero. Ciò che l’Italia chiede legittimamente è la sua consegna mentre il timore dell’opinione pubblica è che l’ex Pac possa trasformarsi in una sorta di star. Comparse e interviste, difatti, già non mancano. Che con questo si debbano anche accettare le sue lectio magistralis pare francamente eccessivo. E da scongiurare.

 

Fonte:
www.ilfuturista.it