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LA CAPITALE DEL PARANÀ È LA CITTÀ PIÙ SOSTENIBILE
 
 
 
 

di Saverio Mercadante

 

Ha rallentato all’improvviso e in pochi se lo aspettavano. Il Brasile, però, una bella soddisfazione se l’è presa nel sud del Paese. Curitiba, capitale dello stato brasiliano del Paranà, è stata eletta all’unanimità come città più sostenibile del mondo. Si è imposta battendo nettamente Sidney (Australia), Malmoe (Svezia), Murcia (Spagna), Songpa (Corea) e Stangard Szczecinski (Polonia). Il verdetto è stato emesso dal Globe Forum, imprenditori, innovatori e investitori che hanno come principale mission l’innovazione sostenibile. E’ uno dei segnali di una certa inversione di tendenza dell’economia brasiliana che punta anche all’innovazione nel settore ambientale. Il Globe Award Sustainable City valuta l’insieme degli sforzi per la sostenibilità di una città: conservazione dell’ambiente, benessere e rapporti sociali, intelligenza e innovazione nei progetti e programmi, cultura e tempo libero, mezzi pubblici, fiducia nel settore pubblico e gestione finanziaria. Il principale progetto presentato da Curitiba è stato quello di Biocittà, che integra la questione ambientale a tutte le iniziative del comune, nel tentativo di armonizzarne lo sviluppo e la preservazione ecologica. Tra queste iniziative da rilevare la creazione della Linea Verde, un “parco lineare” di 5 mila alberi e 350 mila metri quadrati di erba, la trasformazione in zone di preservazione ambientale di tutti i margini dei tre fiumi che attraversano la città, la creazione di riserve private del patrimonio ambientale e la conversione al biocombustibili degli autobus urbani. "E’ un vincitore molto solido e consistente, con un piano olistico che integra le risorse strategiche con innovazione e sostenibilità futura’’, ha dichiarato Jan Sturesson, presidente del comitato di giurati del Globe Award.

 

Innovazione per non fermare la crescita

Il Ministro per le Scienze e le tecnologie, Antonio Mercadante, ha recentemente dichiarato che “la più grande sfida per il Paese è l’innovazione. Siamo molto competitivi nell’agricoltura, il gas e il petrolio, ma la nostra industria resta debole nell’innovazione”. In questo senso, il governo ha deciso di attirare capitali stranieri e spingere i centri di ricerca a depositare brevetti in Brasile.  Uno è il Cenpes, aperto dalla grande compagnia petrolifera Petrobras a Rio de Janeiro. Ma c’è anche il Porto Digitale a Recife, capitale dello Stato di Pernambuco. Un parco tecnologico che copre quasi 180 imprese specializzate in ICT. Il Cenpes, creato nel 1970 e situato nel campus dell’Università di Rio, dal 2005 a oggi ha investito 700 milioni di dollari (484 milioni di euro) per attirare aziende internazionali che lavorano nell’industria petrolifera brasiliana, come la francese Schlumberger o le americane GE, Halliburton e Baker-Hughes. Petrobras sta avviando nuove partnership, a completamento delle nostre relazioni commerciali, coi nostri maggiori fornitori che vedono nel Brasile una buona opportunità di business e riconoscono la qualità dell’università brasiliana. Tra i progetti su cui si lavorerà, ha citato le ricerche in biotecnologia, biocarburanti e ambiente. Tra il 2008 e il 2010 Petrobras ha impiegato 2,6 miliardi di dollari (1,8 miliardi di euro) in ricerca e sviluppo e prevede massicci investimenti per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi individuati nelle acque profonde dell’oceano Atlantico. Questo consentirebbe al Brasile di diventare in breve tempo uno dei maggior esportatori di greggio. Con il boom del mercato consumer, il Paese offre ottime opportunità alle aziende straniere impegnate nell’hi-tech. Il Brasile  rappresenta una buona opzione per gli investimenti tecnologici in America Latina. Ci sono validi professionisti che garantirebbero alle aziende che le somme investite abbiano una buona penetrazione nel mercato. Il Porto Digitale di Recife è stato creato 10 anni fa con l’obiettivo di dare maggiore slancio al settore dell’ICT e creare posti di lavoro nello Stato di Pernambuco, uno dei più poveri del Brasile. Tra le multinazionali che hanno già aperto proprie sedi figurano Accenture, Motorola e IBM.

 

Economia ancora positiva ma in calo

Sul Brasile è arrivata l’onda lunga della crisi internazionale. E dopo gli anni della crescita impetuosa sotto la presidenza Lula, probabilmente quest’anno, dopo il 7,5% dello scorso anno, il Pil si attesterà intorno ad un + 4%, non da buttare, ma molto inferiore alle imprese. Per il 2012 la previsione è stata spostata dal 4,6 per cento al 3,5 e ci potrebbe essere un’ulteriore contrazione nel 2013 che porterebbe la crescita al 2,5 per cento. La disoccupazione rimane comunque molto bassa e secondo molti analisti con le giuste riforme la presidente Rousseff potrebbe ancora raggiungere l’obiettivo di far emergere dalla povertà 16 milioni di brasiliani entro il 2014. Le trivellazioni petrolifere al largo delle coste brasiliane sono in piena espansione e così anche la costruzione di grandi opere per dotare il paese di nuove infrastrutture, necessarie per rendere più rapidi e sicuri i trasferimenti di merci e persone. La crescita demografica sta diventando più equilibrata e il livello di indebitamento brasiliano è contenuto, altri fattori che potrebbero incidere positivamente sul futuro del paese. Fattori negativi: Il mercato azionario del paese è stato fino a ora tra i peggiori in tutto il mondo e diverse società hanno deciso di ridurre i loro investimenti per fare fronte ai profitti più bassi del previsto; la contrazione dei consumi interni a causa del forte indebitamento. La classe medio-bassa ha subito più di tutte questa condizione riducendo notevolmente i consumi per la prima volta dopo otto anni in cui li aveva quintuplicati. La spesa delle singole famiglie  costituisce il 60 per cento dell’intera economia brasiliana. Oltre al calo dei consumi il Brasile fatica ad attrarre nuovi investimenti e il nuovo presidente del paese, Dilma Rousseff, non è ancora riuscito a riformare il sistema fiscale, che potrebbe favorire l’arrivo di nuovi investitori e rilanciare la crescita. le tasse e le imposte nel paese sono tra le più alte in tutto il mondo. Il presidente ha rinunciato a una riforma fiscale che avrebbe potuto incentivare gli investimenti, ancora molto bassi se confrontati con quelli degli altri paesi con economie emergenti.

 

Fonte:
San Marino fixing.com