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São Paulo, 10 Dezembro 2018 - 11:17 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 10 Dicembre 2018 - 14:17
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ESODATI, BASTANO 40 ANNI DI LAVORO
 
 
 
 

Gli esodati vanno in pensione con 40 anni di lavoro. Nel loro caso, infatti, non si applica la speranza di vita al requisito unico di pensione (appunto 40 anni di contributi), perché previsto dalla riforma Fornero (dunque per la nuova disciplina). La speranza di vita, invece, si applica normalmente (pure nel caso degli esodati) a tutti gli altri requisiti, quali quote ed età anagrafica. Lo precisa l`Inps nel messaggio n. 13343/2012, di rettifica del precedente messaggio n. 13052/2012.

Gli esodati. Con messaggio n. 13052/2012 (si veda ItaliaOggi del 4 agosto), l`Inps ha riassunto la disciplina sui requisiti di pensione applicabile ai cosiddetti esodati, ossia alle particolari categorie di lavoratori individuate dall`ultima riforma delle pensioni (riforma Fornero) alle quali continuano ad applicarsi i requisiti, sia di accesso sia di decorrenza («finestre»), vigenti al 6 dicembre 2011 (data di entrata in vigore del dl n. 201/2011 con la riforma). Questi lavoratori, ha spiegato l`Inps, continuano ad andare in pensione di vecchiaia o di anzianità:

a) sulla base dei requisiti vigenti prima del 6 dicembre 2011;
b) sulla base del regime delle decorrenze introdotto dalla legge n. 122/2010 (finestra mobile).

La speranza di vita. In pratica, gli esodati sono lavoratori che possono accedere alla pensione in base alle vecchie regole (riforma Sacconi) evitando i nuovi e più restrittivi requisiti previsti dalla riforma Fornero (in vigore dal 1° gennaio 2012). Una differenza tra le due discipline (Sacconi e Fornero) è il campo di applicazione della «speranza di vita», operativa dal 1° gennaio 2013. Si ricorda che questa speranza di vita è un particolare automatismo di adeguamento dei requisiti per la pensione che funziona così: ogni tre anni viene misurata la variazione della probabilità che un uomo e una donna di 65 anni hanno di campare ancora (appunto: la «speranza di vita»): se la probabilità cresce, se cioè aumentano gli anni ancora «attesi» di vita, anche l`età di pensionamento si allontana della stessa misura; se la probabilità diminuisce o rimane invariata, i requisiti restano invariati. La differenza è questa: mentre la riforma Sacconi ha reso applicabile il criterio a tutti i requisiti per la pensione con eccezione di quello unico contributivo (i famosi 40 anni), la riforma Fornero ha esteso la speranza di vita anche al requisito unico (ai 40 anni che intanto sono diventati 42/41 anni e un mese a seconda che si tratti di uomini o donne).

Esodati con 40 anni di contributi. Con riferimento agli esodati che possono andare in pensione con il massimo di lavoro (cioè i 40 anni) l`Inps spiega che, applicandosi la riforma Sacconi, deve considerarsi l`aumento di uno, due e tre mesi fissati per la «finestra mobile» ai fini della decorrenza della pensione. In altre parole, una volta maturati i 40 anni di contributi (e con essi il «diritto» alla pensione), il lavoratore esodato dovrà attendere la finestra mobile (per la «decorrenza» della pensione) che in via ordinaria è fissata in 12 e 18 mesi rispettivamente per lavoratori dipendenti e autonomi. Nel caso di pensionamento con il requisito unico (40 anni), spiega l`Inps, occorre tener conto della previsione (comma 2, dell`articolo 12, del dl n. 78/2010 introdotto dalla legge n. 111/2011) dell`incremento di un ulteriore mese per coloro che maturano i requisiti nell`anno 2012, di due mesi per coloro che maturano i requisiti nell`anno 2013 e di tre mesi per coloro che maturano i requisiti a partire da 2014 (si veda tabella).

Esodati che maturano le «quote». Della speranza di vita, invece, dovranno tener conto i lavoratori esodati che accedono alla pensione in base alle «quote» (somma di età e contributi). Il primo adeguamento ci sarà dall`anno 2013 con un incremento di tre mesi (dm 6 dicembre 2011). Pertanto, per accedere alla pensione con i requisiti maturati a decorrere dall`anno 2013 si dovrà perfezionare quota 97,3 (oggi 97) se lavoratori dipendenti ovvero quota 98,3 (oggi 98) se lavoratori autonomi.

Fonte:
Italia Oggi