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São Paulo, 18 Dezembro 2018 - 17:25 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 18 Dicembre 2018 - 20:25
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IL RIFUGIO DELLA PREVIDENZA COMPLEMENTARE
 
 
 
 
Fra annunci e smentite e sempre più probabile un taglio alle pensioni d’oro che non sono quelle di 30.000 euro al mese, ma di 3000 mensili. Solo in questo modo si possono racimolare le coperture per finanziare altre cose. Così si risuscita l’opting out. E la previdenza complementare diventa l’unico rifugio sicuro per sfuggire ai taglieggiamenti.

In illo tempore, quando c’era un problema da risolvere, quelli deputati a farlo e gli esperti della materia si mettevano a tavolino esaminavano le varie opzioni, scegliendo poi quella più immediata, realistica e meno costosa. La  nota fase del problem solving. Dopo di che si sciorinava la questione al volgo. Oggi sembra prevalere un approccio diverso. Chiunque, competente o meno, si sente autorizzato a discettare e a proporre le soluzioni su qualsiasi problema scegliendo più fantasiose ed improbabili, ma che vanno a colpire l’immaginazione delle persone. Soluzioni che possono cambiare anche durante la stessa giornata.

Si cura più lo share che la completezza e l’approfondimento.
La gente non ha tempo da perdere in inutili dettagli troppo complicati, basta lo slogan, l’annuncio, la parola spesa; prendiamo il caso delle pensioni.  “ Basta con le pensioni d’oro” si tuona e chi non è d’accordo con quest’affermazione. Riduciamoli al lastrico questi  golden pensionati ed il pensiero va ai politici e l’audience aumenta. Come imposizione esemplare va bene, ma reperire risorse concrete e ed abbondanti per finanziare altri progetti,  è un altro paio di maniche

. Il taglio delle pensioni veramente d’oro non è sufficiente, bisogna incidere anche sulle pensioni che di oro non hanno proprio un bel niente, ma costituite di metallo molto meno pregiato.
La riforma Dini serviva a mettere in ordine la spesa previdenziale abbassando gli importi dell’assegno pensionistico:  in base alle  vecchie regole con lo stipendio di € 1000 al mese ed il massimo dell’anzianità contributiva,  si sarebbe  percepito una pensione di € 800 mensile. Il sistema retributivo che agganciava l’importo della pensione sulla media degli stipendi degli ultimi 10 anni, assicurava  un incremento annuo del 2% fino ad un massimo dell’80%. Un 2% di incremento quando  l’aliquota degli interessi sui titoli di Stato era a due cifre.  Con il sistema contributivo l’80% dell’ultimo stipendio è un miraggio, perché sempre ipotizzando uno stipendio finale di 1000 euro, la pensione  al massimo varierà fra i cinque e i seicento euro al mese. Un bel taglio drastico non c’è che  dire.
Per lenire questa drastica riduzione fu  decisa nel 2007 l’introduzione su larga scala della previdenza complementare che però ha attecchito così così.
Ora si è scoperto che le pensioni d’oro non solo quelle di € 30.000 euro al mese bensì quelle di € 3000 al mese e sulle quali  ci dovrebbe essere un taglio di alleggerimento del 6%. La previsione è stata immediatamente smentita dal neo Presidente del Consiglio, cosa che non  fa che allarmarci maggiormente.

Anche in questo caso interviene la tecnica manipolatrice della comunicazione perché se alla fine si deciderà un taglio sulle pensioni superiore ai € 4000 mensili e il cosiddetto contributo di solidarietà al 3% rispetto al preventivato 6%, i malcapitati tireranno un sospiro di sollievo credendo di essere scampati a un incombente pericolo. In realtà vengono taglieggiati con la loro acquiescenza di un importo acquisito con le leggi dello Stato. Ma anche questo taglio darebbe risparmi inconsistenti. Occorre intervenire in altro modo. Se si sceglie la strada – suggerita da alcuni economisti, di decurtare (o prelevare pesantemente) la parte dell’assegno non derivante da versamenti contributivi (frutto del metodo retributivo), che per queste fasce di pensioni rappresenta anche il 25% dell’importo, le somme risparmiate sono più consistenti. Le simulazioni effettuate dagli economisti Tito Boeri, Fabrizio e Stefano Patriarca, arrivano preventivare  un gettito di 4miliardi all’anno
Dalla riforma Dini in poi ci sono stati innumerevoli interventi sulla pensione pubblica sempre per assicurare il contenimento della spesa previdenziale: Ora c’è una grossa confusione, il principio che si  cerca di far passare adesso quello della riduzione degli importi pensionistici in essere, pone in discussione il cosiddetto principio della sinallagmaticità perché non ci sarà corrispondenza fra contribuzione e prestazione,  per cui i lavoratori che versano una contribuzione superiore ai 3000 euro la vorranno limitare a quest’importo e che dovrebbe portare corrispondentemente ad un aumento della adesione previdenza complementare. Si viene a rimettere in piedi il principio “opting out”,  l’opzione di uscire fuori (dall’Inps), ipotizzato a suo tempo dalla Fornero e caduta, si pensava,  nel dimenticatoio. Cioè poter scegliere di pagare meno contributi all’Inps e utilizzare  la differenza “risparmiata”  per fini propri, anche come contribuzione aggiuntiva alla previdenza complementare.

Nè vale la rassicurazione che dei tagli di cui si parla in questo momento riguarderanno  solo i pensionati liquidati con sistema retributivo perché una volta che si è aperta una strada, quella strada sarà   percorsa continuativamente.

L’opting out può avere effetti  perniciosi su tutta l’economia italiana.  Perché le pensioni sono calcolate con il sistema contributivo, ma i  pagamenti delle pensioni pubbliche  si fanno  con i contributi raccolti (c.d metodo a ripartizione) . Va da sé che se si restringe la base della contribuzione raccolta ci potrebbe trovare in difficoltà al pagamento delle pensioni e per non far fallire l’Inps che già oggi, dopo l’ incorporazione dell’Inpdap non sta messo tanto bene, si dovrà ricorrere a ulteriori tagli, coinvolgendo pensioni d’oro, d’argento e di bronzo.
Alla fine del ragionamento emerge con chiarezza come l’unico sistema attualmente in grado di assicurare una vecchiaia serena agli attuali lavoratori italiani  compresi i giovani, a lavoro  continuo o discontinuo,  è la previdenza complementare che, è bene ricordarlo, essendo a capitalizzazione individuale costituisce  una sorta di salvadanaio  personale in cui ognuno mese per mese versa il suoi  risparmi che vengono restituiti alla fine della vita lavorativa.
Camillo Linguella

 

Fonte:
Previdenza Complementare