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São Paulo, 19 Dezembro 2018 - 05:55 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 19 Dicembre 2018 - 08:55
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L`OCSE PROMUOVE LA RIFORMA ITALIANA DELLE PENSIONI
 
 
 
 

MILANO - L`Italia è al primo posto tra i paesi industrializzati per l`incidenza delle pensioni sulle casse statali, ma le ultime riforme favoriscono la sostenibilità finanziaria del sistema, con un impatto negativo tuttavia sul reddito. E` quanto emerge dal "pension outlook" dell`Ocse che esplora i sistemi previdenziali dei 34 paesi aderenti, sottolineando come l`invecchiamento della popolazione e il difficile contesto economico con un mix di bassa crescita, bassi tassi d`interesse e bassi rendimenti creino seri problemi per i sistemi previdenziali.

Uno scenario che ha portato ad una diffusa accelerazione delle riforme negli ultimi anni. Sul fronte della statistica, la penisola è al top nell`area Ocse con una spesa per le pensioni pari al 32% della spesa pubblica nel 2011 contro la media del 18%. Tra il 25% e il 28% si trovano Polonia, Austria, Portogallo e Grecia, attorno al 23% Germania e Spagna, mentre la Francia ci avvicina al 25%.

Al capo opposto l`Islanda che non arriva al 5%. Sotto la media gli Usa con il 16%. Quanto all`impatto delle riforme avvenute nel 2012-2014, in una tabella l`Ocse "promuove" l`Italia per la sostenibilità finanziaria, ma assegna un "voto" negativo all`adeguatezza in termini di reddito che ne deriva. Nell`insieme l`impatto delle riforme è comunque "importante".

La spesa per pensioni in Italia supera la media anche rispetto al Pil, con un livello stimato poco sopra il 14% nel 2015, al quinto posto nell`Ocse, contro il 10% dell`area. Sul lungo termine l`aumento appare per altro contenuto rispetto ad altri paesi: al 2050 secondo in calcoli dell`organizzazione internazionale, la spesa dovrebbe fermarsi alla soglia del 16% del Pil, mentre Austria, Belgio, Slovenia e Lussemburgo saranno tra il 16% e il 18%. La media Ocse è prevista al 12%.

La Germania dovrebbe salire dal 10% del Pil del 2015 al 13% circa del 2050, la Francia dal 14% al 15% e la Spagna dal 10% al 14%. L`Italia resta poi in fondo alla classifica dei 55-64enni occupati, anche se nel 2012 erano saliti al 40% da poco sopra il 30% nel 2007, ma si resta ben al di sotto del 55% medio Ocse.

Il tasso di sostituzione teorico di lungo termine in Italia per un giovane entrato nel mercato del lavoro nel 2012 e che lavori fino all`età prevista per il pensionamento è stimato dall`Ocse all`80%, attorno alla media dell`area. Il tasso più generoso è attualmente quello della Danimarca che è del 120% per i lavoratori a basso reddito, mentre è dell`80% per i redditi medi. In base ai dati Ocse, infine, i pensionati italiani attualmente hanno un rischio di povertà inferiore alla media.

Stando al rapporto, gli ultra-65enni poveri per reddito nella penisola sono il 10,6% contro il 12,6% medio della popolazione totale. In Svizzera, ad esempio, si passa dal 10,3% medio della popolazione al 24% tra gli ultra 65enni, il dato più alto in Europa. Gli anziani che se la passano peggio sono però quelli coreani: il tasso di povertà balza al 48,6% dal 14,6% medio dell`intera popolazione. I più "agiati" sono nella Ue: in Olanda il tasso di povertà che è del 7,8% medio della popolazione scende all`1,6% tra gli ultra 65enni, in Spagna dal 15,1% dimezza al 7% e in Francia scende dall`8% al 4,5%. Resta da vedere quale sarà nel tempo l`impatto sui redditi delle riforme delle pensioni.

 

Fonte:
La Repubblica