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São Paulo, 11 Dezembro 2018 - 02:51 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 11 Dicembre 2018 - 05:51
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PENSIONI, LO STIPENDIO MINIMO CONTRIBUTIVO SALE A 1.240 EURO
 
 
 
 

Con la circolare Inps 11/2015 l`istituto di previdenza ha aggiornato i minimi e i massimali che riguardano tutte le tipologie di contribuzione in materia di previdenza e assistenza sociale per la generalità dei lavoratori dipendenti. Per calcolare gli importi validi nel 2015 la Circolare ha applicato il tasso di rivalutazione dello 0,2% rilevato nel 2014, basandosi su quanto comunicato dall`Inps.

Minimale. Il D.L. 338/89 prevede che la retribuzione da assumere come base per il calcolo dei contributi previdenziali non può essere inferiore alle retribuzioni stabilite da leggi e da contratti collettivi o individuali (in quest’ultimo caso solo se ne deriva una retribuzione superiore a quella prevista dal contratto collettivo). Questa norma però non sopprime i preesistenti minimali di retribuzione giornaliera, pertanto il reddito da lavoro dipendente da assoggettare a contribuzione deve essere aumentato, se inferiore, sino a raggiungere la retribuzione minima contrattuale ed i minimali giornalieri pari al 9,5% della pensione minima in vigore. Dal 2015, quindi, il minimale giornaliero da assoggettare a contributi risulta fissato a 47,68 euro, pari al 9,5% di 501,89 euro, minimo di pensione di gennaio 2015. Lo stipendio minimo contributivo mensile (minimale giornaliero per 26) sale a 1.240 euro. 

Dal 1° gennaio 2007 questi minimali si applicano anche ai dipendenti ed ai soci-lavoratori delle cooperative di cui al D.P.R. 602/70 (es. facchinaggio, tassisti), che prima erano esclusi. Non sussiste l’obbligo di osservare il minimale di retribuzione in caso di erogazione da parte del datore di lavoro di trattamenti integrativi di prestazioni mutualistiche.

Minimale part-time. Le attuali disposizioni (sempre la citata legge n. 389/1989) prevedono che la retribuzione minima oraria da assumere quale base in caso di part-time, debba determinarsi rapportando alle giornate di lavoro settimanale a orario normale il minimo giornaliero, e dividendo l`importo così ottenuto per il numero delle ore di orario normale settimanale stabilito dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Il procedimento di calcolo del minimale orario si articola nelle seguenti operazioni: a) si moltiplica il minimale giornaliero, ossia 47,68 euro per il numero delle giornate di lavoro settimanale a orario normale. L`anzidetto numero, in considerazione delle disposizioni e dei criteri vigenti in materia di minimali giornalieri, è in linea generale pari a 6, anche nei casi in cui l`orario di lavoro sia distribuito in 5 giorni; si divide il prodotto per il numero delle ore di orario normale settimanale previsto dal contratto collettivo nazionale di categoria per i lavoratori a tempo pieno. Applicando tale criterio, considerando un orario settimanale contrattuale di 40 ore, il minimale orario part-time per il 2015 risulta pari a 7,15 euro (47,68 x 6: 40).

Limite di accredito della contribuzione. Il limite di retribuzione per l`accredito completo dei contributi obbligatori e figurativi settimanali è fissato nella misura del 40% del trattamento minimo di pensione in vigore al 1° gennaio dell`anno di riferimento. E pertanto nel 2015 è pari a 200,76 euro a settimana per un totale di 10.440 euro l`anno.  Questo minimale, che si aggiunge a quelli indicati ai due punti precedenti, si applica per tutti i lavoratori, compresi quelli a tempo parziale e comporta, in caso di retribuzioni inferiori ai limiti, che l’INPS accrediti un numero di contributi settimanali in modo proporzionale. Ad esempio con un reddito imponibile annuo nel 2015 di 9.000,00 euro, l’accredito sarà di 45 contributi settimanali (9.000,00 /200,76=44,82), con una perdita di 7 contributi settimanali. L’esempio riguarda il calcolo nel caso di un rapporto di lavoro che duri l’intero anno 2015. E’ necessario prestare attenzione all’applicazione di questa norma anche in caso di contribuzione figurativa (es. cassa integrazione, maternità, malattia, mobilità, aspi).

Aliquota aggiuntiva. L`art. 3-ter legge n. 438/1992 stabilisce che, a decorrere dall`1° gennaio 1993, in favore di tutti i regimi pensionistici che prevedono aliquote contributive a carico del lavoratore inferiore al 10% (attualmente 9,19%), è dovuta una quota aggiuntiva nella misura dì un punto percentuale sulle quote di retribuzione eccedenti il limite della prima fascia di retribuzione pensionabile (il cosiddetto «tetto»). Per il 2015 la prima fascia di retribuzione pensionabile sale a 46.123 euro. Pertanto, l`aliquota aggiuntiva predetta (1%), deve essere applicata sulla quota di retribuzione eccedente detto limite, il quale, rapportato a 12 mesi, viene mensilizzato in 3.844 euro.

Massimale. I nuovi assicurati dal 1° gennaio 1996 o quelli che optano alla pensione contributiva, non sono tenuti a versare i contributi previdenziali per le retribuzioni che eccedono nell’anno 2015 i 100.324,00 euro annui.

Maternità.  L’importo dell’indennità di maternità obbligatoria a carico dello Stato ai sensi dell’art. 78 del D.Lgs. 151/2001 e che è corrisposto alle lavoratrici interessate nei casi previsti dall’art. 75 dello stesso decreto legislativo, per l’anno 2015 è pari a 2.086,24 e che è il minimo spettante in caso di rogazione dell’indennità di maternità. 

 

Fonte:
Pensioni Oggi.it