Home Quem somos Legislação Estatuto Mensagem do Presidente Contato

São Paulo, 15 Dezembro 2018 - 16:32 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 15 Dicembre 2018 - 19:32
Aposentadoria/Pensioni
- INPS
- INSS
- Acordo Internacional
Cidadania Italiana
- Orientação
- Traduções
- Trentini/Sammarinesi
Destaques
Notícias
Links Úteis
Informações
- Brasil
- Itália
PENSIONI, SUI RIMBORSI CALCOLI IN DUE TEMPI
 
 
 
 

Il meccanismo dei rimborsi per la mancata rivalutazione delle pensioni scritto nel decreto pubblicato ieri sera in Gazzetta Ufficiale divide il passato in due tempi, e proprio questo “doppio passo” consente al Governo di limitare i danni per il bilancio pubblico: e, quindi, di contenere i rimborsi.

Il primo tempo è rappresentato dal 2012-2013, cioè gli anni in cui l’intervento scritto nel «salva-Italia» targato Monti ha congelato tutte le pensioni superiori a tre volte il minimo, vale a dire da 1.443 euro lordi in su. Per recuperare ex post quegli aggiornamenti superando il blocco bocciato dalla Corte Costituzionale, il decreto riprende la scala progressiva introdotta dal Governo Letta, ma accentua le distanze fra un livello di pensione e l’altro. In questo modo, per la fascia che va da 1.443 a 1.924 euro lordi (quattro volte il minimo), il meccanismo scritto nel decreto approvato lunedì riconosce un rimborso del 40%: al netto del fisco il rapporto potrebbe salire però oltre il 50%, visto il meccanismo di tassazione separata che caratterizza gli arretrati e che si rivela più favorevole di quello ordinario, perché applica l’aliquota media e non quella marginale (cioè più alta per la singola fascia di reddito) ed esclude le addizionali locali.

Con la scala iper-progressiva scritta nel decreto, le quote si dimezzano quando si passa da una fascia di pensione a quella successiva, fino ad azzerarsi quando si superano i 2.886 euro lordi al mese (sei volte il minimo).

Il secondo periodo parte nel 2014, quando è entrata in campo la rivalutazione-Letta che però è stata applicata sugli importi “congelati” nel 2012-2013. Se il blocco cancellato dalla Consulta non fosse intervenuto, questa rivalutazione si sarebbe rivelata quindi un po’ più generosa: una pensione 2011 da 1.450 euro lordi, per esempio, è arrivata tale e quale al 2014, e ha ricevuto un incremento dell’1,1%, ma senza il congelamento dei due anni precedenti la base sarebbe stata di 1.483 euro. Il decreto riconosce questo “effetto trascinamento”, con un meccanismo che in pratica, stando almeno alle bozze circolate finora, supera nelle fasce di pensione più basse gli effetti che si avrebbero avuti senza il blocco: per la pensione da 1.450 euro lordi, la differenza nel 2014-2015 fra l’indicizzazione vera e quella che ci sarebbe stata senza il precedente intervento di Monti è di 27,1 euro in tutto, mentre il decreto ne produce 45. Ma qui il compito è più facile perché le cifre sono più piccole, anche grazie al fatto che la frenata dell’inflazione ha tagliato anche il tasso di rivalutazione delle pensioni (quello provvisorio per il 2015 è dello 0,3%, ma dovrebbe essere ulteriormente limato allo 0,2% a consuntivo).

Questa divisione in due tempi, però, evita di replicare anche sul 2014 e 2015 il rimborso delle mancate rivalutazioni degli anni precedenti: dal momento che proprio il 2012 e il 2013 hanno rappresentato il periodo recente a più alta inflazione (e quindi a maggiore rivalutazione teorica), questo meccanismo abbatte i costi, e finisce per abbassare i rimborsi complessivi verso quota 22% rispetto agli arretrati per le fasce di pensione più basse fra quelle interessate dal meccanismo, e attorno al 5,5% per quelle più alte: anche in questo caso, i rapporti al netto delle imposte crescono per effetto della tassazione separata.

gianni.trovati@ilsole24ore.com

 

Fonte:
Il Sole 24 Ore