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São Paulo, 25 Junho 2017 - 16:24 PATRONATO ENAS BRASIL    Roma, 25 Giugno 2017 - 19:24
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DEBITO PUBBLICO IN ITALIA IN AUMENTO: PENSIONI E SANITÀ A RISCHIO TAGLI, ALTRO CHE TASSE
 
 
 
 

Renzi vuole ridurre le tasse ma dovendo rispettare i vincoli di bilancio dovrà tagliare pensioni e sanità. Il debito pubblico italiano è aumentato ancora ed è al 135,1% del PIL, un aumento pazzesco nel primo trimestre 2015: a inizio anno eravamo "solo" al 132,1% ma ancora più considerevole in confronto a quello di un anno fa, quando era al 131,2%. Peggio di noi in Europa solo la Grecia a quota 168,8%, che nei primi tre mesi del 2015 l`ha comunque ridotto dell`8%. L`Italia ha ora un debito pubblico da 2.200 miliardi e tra le spese principali indiziate di questa voragine, quindi da ridurre, ci sono pensioni e sanità pubblica. L`INPS ha un buco da quasi 13 miliardi ma non è questo il problema, è il continuo esborso da parte dello Stato che non viene coperto dalle entrate perchè quanto erogato come pensioni e sussidi di disoccupazione è ben oltre a quanto incassato come contributi e tasse. Non a caso il governo Renzi sta studiando assieme all`INPS una riforma delle pensioni volta al risparmio ed ha firmato un`intesa con le Regioni per tagli nella sanità da 2,35 miliardi nel 2015/16. Ci sono i vincoli di bilancio imposti dall`Europa e recentemente inseriti nella Costituzione da rispettare, come dimostra la recente vicenda "rimborsi e rivalutazione pensione".

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Debito pubblico italiano in crescita, ultimi dati Eurostat

Da inizio anno il debito pubblico dell`Italia è aumentato di 83,3 miliardi, tre punti percentuali in più rispetto all`ultimi rilevamento e secondo aumento più grande in Europa dopo quello del Belgio, cresciuto del 4,5%. Il terzo debito pubblico più elevato in termini percentuali rispetto al PIL è del Portogallo al 129.6%.

I paesi più virtuosi col debito pubblico più basso rispetto al PIL, sono Estonia con solo il 10,9% (record europeo), seguita da Lussemburgo (21,5%) e Bulgaria (29,6%).

Pensioni e sanità a rischio tagli: Renzi vuole ridurre le tasse ma deve anche rispettare il Fiscal Compact

Dal 2016 per l`Italia scatta un nuovo obbligo, il Fiscal Compact, una regola europea che prevede la riduzione del 5% all`anno della parte di debito pubblico oltre il 60% del PIL. Facciamo due conti: nel 2013 l`Italia ha registrato un PIL di 1560 miliardi di euro, prendiamo questo valore come base di calcolo. Il 60% è quindi 936 miliardi e dato che il debito pubblico è 2200 miliardi, bisogna tagliare del 5% all`anno la quota di 1260 miliardi di euro circa, ovvero più di 60 miliardi l`anno. Non sono numeri precisi al centesimo visto che PIL e debito hanno oscillazioni continue, ma l`ordine di grandezze è questo.

Il recente annuncio di Renzi sul taglio delle tasse, 45/50 miliardi in 5 anni (una media di 10 all`anno) quanto va preso seriamente e positivamente? Con la disoccupazione a livelli stellari che porta a maggiori esborsi per i sussidi e a minori entrate perchè si pagano meno contributi e meno tasse, ci sarà per forza da tagliare e di certo si taglieranno sanità e pensioni, da sempre "voragini" del sistema-Italia (oltre alle inefficienze e alla corruzione, of course).

Poche settimane fa la conferenza Stato-Regioni ha raggiunto un accordo per tagli al fondo sanitario per oltre 2,3 miliardi di euro, con estrema soddisfazione di Beatrice Lorenzin, ministro della Salute del governo Renzi (e altre riduzioni sono in arrivo).

Riforma pensioni 2015: si discute di ricalcolo col contributivo per la pensione anticipata (flessibilità in uscita) e penalizzazioni per i prepensionamenti, proroga Opzione Donna e interventi vari che vertono su riduzioni dell`assegno pensionistico se non si resta al lavoro fino a 66/67 anni e oltre.

Ormai è chiaro che si va verso ridimensionamenti di una certa consistenza perchè lo Stato è impossibilitato a spendere, anche per via degli sprechi dei decenni passati e dei giorni nostri (vedasi le baby-pensioni agli statali, le pensioni d`oro ai sindacalisti, ai dirigenti pubblici e altre figure, i vitalizi e i benefit ai politici...).

A rimetterci, come sempre, i cittadini.

 

Fonte:
Blasting News